
LA STORIA

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente la regione atesina fu ripetutamente invasa e subì le scorrerie di diverse popolazioni (barbari) provenienti dall'Europa centro-orientale tra cui Longobardi, Goti Franchi e tra il 569 e il 774 d.C. fu sede di un forte ducato longobardo con relativa stabilizzazione politica.
E' da ritenere che durante questo periodo di instabilità politica diversi nuclei di popolazioni locali andarono ad abitare nelle zone periferiche della regione, senza dubbio più sicure per l'incolumità fisica. E' comunque da ritenere che fino all'anno Mille la zona di Valfloriana sia stata disabitata od eventualmente frequentata come zona di pascolo. Successivamente, anche a causa della grande espansione demografica avvenuta nel centro Europa, incominciarono a stabilirsi anche in queste zone nuclei di coloni, detti anche "roncatores", sollecitati e sospinti dai proprietari terrieri che da questi insediamenti ricavavano sicuramente maggiori profitti che da boschi disabitati.
La scelta del luogo dove insediarsi fu senz'altro condizionata da criteri assai precisi: giacitura e pendenza del terreno, vicinanza a sorgenti o a corsi d'acqua, non eccessiva presenza di massi erratici. Con la tecnica dell'incendio controllato si ricavarono ampie radure, progressivamente dissodate, sorsero all'inizio ricoveri di fortuna tipo baite con in prossimità i recinti per gli animali. Si formarono così i primi "masi" ("mansi" in latino e "hube" in tedesco) che davano da vivere alle famiglie essendo dotati di acqua, superfici coltivabili, pascolo e bosco.
Il territorio di Valfloriana faceva parte di una più estesa zona chiamata "Caverlana" (di cui facevano parte anche Stramentizzo e Capriana) compresa tra il Rivo Cadino ed il Rivo Bianco ad Est, Il Monte Corno a Nord, la Costa dal Termen ed il Rio Lungo a Ovest, il Cimon dele Buse ed il Cimon del Tres verso Sud.
All'anno 1242 è attribuita la data della stesura dell' "Elenco dei redditi del signor Conte in Caverlana" (Alberto III di Tirolo). Questo documento in pergamena è conservato presso l'Archivio di Stato di Trento, comprendeva 28 "Mansi" (saliti a 31 nel 1290) ed è scritto in latino. In esso vengono riportati i nomi degli utilisti (enfiteuti) oppure i nomi delle località sede dei masi ed elencava infine le contribuzioni, in natura ed in denaro che essi erano tenuti a corrispondere a titolo di affitto a San Martino, a Natale, a Pasqua e a Pentecoste. Nell'elenco degli affittuari o dei masi non si trova alcun accenno al territorio di Montalbiano o di Sicina, compresi nella zona - abbastanza estesa e dai confini piuttosto vaghi - denominata "Monte di Albiano" (Comunità di Albiano e Pinè) parte della quale era in quell'epoca sotto la giurisdizione dei Conti Roccabruna di Fornace.
Infatti in un'antica pergamena, scritta in latino, conservata nell'Archivio di Stato di Trento -Arch.de Roccabruna- si capisce che Montalbiano era un "maso" di cui disponevano i signori di Roccabruna: il 6 aprile 1280 "in loco Fontanelle" una certa Flordebela figlia del fu Giovanni Cavalavuti di Montealbiano di Valfloriana assieme al marito Rambaldo interrompe il rapporto di lavoro con Giordano di Roccabruna di due parti di un "manso" in Montalbiano. Con lo stesso documento viene affittato in perpetuo detto "manso" a Pellegrino figlio del fu Arnoldo da Porcardo di Valfloriana per un fitto annuo di "sette soldi e quattro denari di piccoli veronesi, due parti di una spalla di porco e otto denari di pane de Santo Stefano e un capretto da Pasqua".
Le frazioni di Montalbiano e Sicina vengono chiamate dai nativi anche "Maganza" (e i loro abitanti "Maganzi"). I vecchi dicono che questo soprannome avrebbe origine dalla città di "MAGONZA" (Germania) dalla quale un gruppo di famiglie sarebbe venuto ad abitare la zona. Questo potrebbe essere avvenuto realmente in seguito alle grandi migrazioni di gente dalla Germania dal IX al XIII secolo.
Successivamente la popolazione di Valfloriana divenne proprietaria del "Monte Albiano" con esclusione però del "bosco Val Cadino" che divenne proprietà demaniale e tutto il territorio entrò a far parte della Contea del Tirolo, giurisdizione di Enn-Caldiff (o Castel Montagna, sopra Egna), Decanìa di Castello di Fiemme. Detta Decanìa era amministrata da un "decano" coadiuvato da sette giurati provenienti 3 da Castello, 1 dalle Case Romane, 1 da Stramentizzo, 1 da Capriana e 1 da Valfloriana.
In antichi documenti del 1550/1600 scritti in tedesco Valfloriana veniva chiamata "Welschflorian": cioè " "Floriana italiana". A partire dal XVI secolo la comunità si reggeva a comune autonomo. Nel 1850 cessarono le contribuzioni affittuarie a seguito dell'entrata in vigore della "Patente Imperiale 4 marzo 1849" riguardante l'affrancazione degli oneri fondiari. In base a questa legge gli abitanti di Valfloriana si svincolarono dal pagamento degli antichi canoni di affitto.
Amministrativamente ed ecclesiasticamente Valfloriana appartiene a Fiemme (decanato di Cavalese, Pretura, Ufficio Registro, Ufficio Catasto e Tavolare, Comprensorio C.1) anche se geograficamente il territorio è simile alla Valle di Cembra con la quale confina.






