STRAMENTIZZO,
18.11.2002.
La
saluto di nuovo cordialmente, sig. Arcivescovo, dandoLe un caloroso Benvenuto
in questa nostra comunità di Stramentizzo, alla quale sono e mi sento
personalmente legato, essendo nato e cresciuto nel vecchio paese.
E’ questa la più piccola
delle quattro comunità che formano il nostro Comune: 14 case (comprendendo
anche i masi sparsi), una ventina di nuclei familiari, una cinquantina di
abitanti, il piccolo cimitero e la chiesetta, nella quale ci troviamo, che è,
credo, la più recente fra le chiese di Fiemme, benedetta il 7 settembre 1958
dall’allora Decano di Cavalese. La Prima pietra era stata posata il 15
settembre dell’anno precedente, alla presenza degli abitanti e di numerose
autorità, e benedetta dall’allora vescovo ausiliare di Bolzano, mons. Forrer.
Dedicata agli Angeli Custodi, come lo era l’antica chiesa del vecchio paese di
Stramentizzo, risalente quella all’anno 1738 (in precedenza esisteva una
cappella, innalzata nel 1715), e sacrificata insieme all’intero abitato sull’altare
del progresso, per far posto al lago artificiale. La pala dell’altare è opera
di Michelangelo Unterpergher, datata 1724, e restaurata nel 1977 dal Peskoller,
assieme agli altri due dipinti su tela di Francesco Unterpergher, ora collocati
nell’abside della chiesa parrocchiale di Molina. L’edificio è stato oggetto nel
corso di questi 50 anni di vari, ancorchè modesti, interventi di manutenzione
straordinaria, che hanno interessato l’altare, il tabernacolo, il portone
d’ingresso. Architettonicamente l’interno si presentava in origine con soffitto
in nero e lampade centrali pendenti.
Quella
del paese e della comunità di Stramentizzo è una storia sicuramente singolare,
raccontata in un libro: “Storia di Stramentizzo, un paese minuscolo, ma ricco
di storia e di tradizioni”, scritto dalla persona, che più mi è stata vicina,
‘mater et magistra’ nel senso etimologico delle parole: Rita Pernbrunner
Bazzanella, oggi qui con noi, sicuramente più titolata del sottoscritto per
presentarle questa comunità, ma che ha voluto lasciare a me questo gradito
compito. Mia madre è stata per 38 anni insegnante elementare, dei quali 31
nella scuola pluriclasse di Stramentizzo; ha istruito, educato e visto crescere
molti di coloro che sono qui oggi intorno a Lei, ha vissuto i momenti felici,
ma anche quelli più tragici della vita del piccolo paese, momenti che ha voluto
raccontare appunto nel libro, che Le consegno a Suo nome.
Dal
libro ho tratto gli spunti per ricostruirLe in breve la vita del vecchio paese
e di questa comunità.
I
primi masi sorsero con molta probabilità verso il 1200 per opera dei conti di
Appiano e degli Enn; cognomi prettamente tedeschi (Ausermüller, March, Kaiser,
Luter), lavoratori della terra e del bosco. Vigeva allora la ‘ragion del maso’:
il più anziano dei figli era l’erede, i figli cadetti, chiamati ‘camerlini’
(nel dialetto locale: ‘gamberlini’), erano a carico del maggiore fino a tanto
che diventavano indipendenti.
Gran
parte del paese fu distrutto una prima volta nel 1884 da un furioso incendio.
Tutto, compresi la chiesa e il campanile in muratura, una sede municipale
(Stramentizzo fu comune indipendente fino al 1928, quando fu aggregato
d’imperio al comune di Castello), la scuola monoclasse e l’abitazione del
pievano venne ricostruito, grazie anche al prezioso contributo dei Baroni von
Longo-Liebenstein di Egna, proprietari dal 1777 di case, campi, prati e boschi,
fonte di lavoro per gran parte delle famiglie residenti.
Due sono stati in
particolare i momenti che hanno segnato pesantemente la vita del vecchio paese
di Stramentizzo nel corso del secolo scorso: il primo, legato agli avvenimenti
bellici del secondo conflitto mondiale, il secondo alla costruzione della diga
e del bacino artificiale, collegato alla centrale idroelettrica di San Floriano
(Egna).
Anni
difficili, il 1944 e 1945, contrassegnati dagli ultimi atti di guerra, dalla
lotta partigiana, dalla ritirata dell’esercito tedesco. Avvenimenti che furono
causa di lutti, devastazioni, distruzioni, che segnarono profondamente anche
questa comunità. Non è certamente facile riassumere in poche parole quegli
eventi, che peraltro Le sono forse già in parte noti. Cercherò di farlo nel
modo più conciso possibile:
A guerra ufficialmente
finita, il 3 maggio 1945 in località Miravalle, presso Capriana, si registra
uno scontro a fuoco tra una pattuglia di partigiani e l’avanguardia di una
colonna di SS: perdono la vita un partigiano e due soldati tedeschi. E’
l’inizio di una tragica sequenza. In un successivo scontro presso Stramentizzo
cadono un altro partigiano ed un altro soldato tedesco; numerosi i soldati
tedeschi fatti prigionieri. Il giorno seguente, 4 maggio, un battaglione di SS
attacca prima Stramentizzo e poi Molina: 31 i morti accertati (17 partigiani e
14 civili inermi: uomini e donne, uccisi nelle loro case), 9 le case bruciate a
Stramentizzo, 19 a Molina. Le cronache parlano anche di 30 morti e 10 feriti
tra i soldati tedeschi. Altre uccisioni erano avvenute nei giorni precedenti:
il 28 e 29 aprile a Piazzol, vicino a Molina: morti un partigiano e un soldato
tedesco; tre ragazzi ( di 17, 18 e 19 anni) uccisi per rappresaglia il 2 maggio
a Castello; e molti morti negli altri paesi della Valle ( a Ziano e Bellamonte,
in modo particolare); ed altri morti ancora tra i partigiani e i tedeschi
nell’anno precedente; tra tutti il maresciallo dei Carabinieri Arnaldo
Gualtieri, ucciso dai partigiani durante un assalto alla caserma di Molina.
Per chi visse personalmente
quegli episodi non è certo facile dimenticare; per noi è doveroso ricordare, senza
pretesa di giudizio o di condanna, ma perché i giovani sappiano a quali
conseguenze possono portare la guerra, l’incoscienza , la superficialità umana.
Il secondo momento ha inizio
subito dopo la guerra, nel 1947, con il paese ancora in via di ricostruzione.
La Magnifica Comunità prima e la SIT (Società idroelettrica trentina) poi,
avanzano la richiesta nelle sedi competenti per lo sfruttamento delle acque
dell’Avisio a scopo idroelettrico. Nel 1952 viene costituita la società Avisio.
Fra il 1948 e il 1951 il sondaggio delle pareti della forra dei Camini, dove
troverà collocazione la diga di sbarramento, quindi i lavori veri e propri, con
impiego di circa 700 operai (otto i morti sul lavoro), lavori che si concludono
il 23 ottobre 1955 con il primo invaso del bacino. L’inaugurazione della
centrale di S. Floriano fu tenuta il 12 luglio 1958.
L’anno 1956 segna la fine
per il vecchio paese di Stramentizzo, già decretata in sede progettuale: dopo
mesi di trattative, assemblee, riunioni, referendum, petizioni, che videro
coinvolti il Comune di Castello, la Magnifica Comunità di Fiemme, la Società
Avisio, la Curia vescovile (il referente era allora mons. Manara), il
Commissariato del Governo, il Genio Civile, il Provveditorato agli Studi, le
case, la scuola il campanile e la chiesa vengono abbattute, rimangono solo
alcuni masi non toccati dall’invaso, le salme ospitate nel piccolo cimitero
vengono tumulate provvisoriamente nel cimitero di Molina , per essere poi
deposte definitivamente nel cimitero attuale. 23 famiglie sono costrette a
traslocare provvisoriamente in altre abitazioni, chi a Molina, chi a Castello,
a Carano o a Cavalese; qualche famiglia sceglie di rimanere definitivamente
fuori paese, 9 famiglie scelgono come residenza definitiva il nuovo paese, questo,
nel quale ci troviamo, poche case, chiesetta, cimitero ed una scuola elementare
(attiva fino al 1978, come pluriclasse).
E’, quella di Stramentizzo,
una comunità segnata prima dallo smembramento conseguente alla soppressione del
vecchio abitato e poi, progressivamente, dal processo di invecchiamento della
popolazione, che è andata riducendosi via via nel numero; una comunità che ha
visto allontanarsi la maggior parte dei giovani, accasatisi in altri centri, ma
che riesce tuttavia a mantenersi ancora viva, almeno in talune occasioni, in
particolare nella giornata della Sagra dei SS. Angeli Custodi.
Oggi per la comunità di
Stramentizzo è un altro momento importante, se non storico. Il poter avere
ospite il proprio Vescovo, il proprio Pastore, il poter colloquiare con Lui,
ascoltare le Sue parole non è certamente cosa di tutti i giorni e lascerà
sicuramente il segno in ciascuno di noi.
Grazie di nuovo per la Sua
visita.
Il
Sindaco
dott. Adriano Bazzanella
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