giornata della memoria

DA CAVALESE AI LAGER

padre Giuseppe Degasperi - guardiano del convento
padre Costantino Amort - professore
fra Casimiro Jobstraibizer - portinaio

dal libro delle Cronache del Convento dei frati francescani di Cavalese (TN)

Testimonianza scritta dal Padre Guardiano, Giuseppe Degasperi, in data 30 giugno 1945

FATTI DEGNI DI NOTA:

Il giorno 27 novembre 1944 alle ore 6.15 il Convento di Cavalese veniva invaso dalle terribili e barbare SS. Tedesche Naziste con un fracasso diabolico, le quali rinchiusero frati e domestici tutti nella cella n. 6 meno P. Costantino e fra Casimiro, che vennero chiusi e piantonati ciascuno nella sua cella e quindi sottomessi, prima fra Casimiro e poi P. Costantino, sotto un serrato, prepotente, dispettoso interrogatorio. Dopo questi fu la volta di P. Guardiano. P. Giuseppe condotto nella sua cella venne pure egli sottoposto con modi villani come avevano fatto coi confratelli ad un tormentoso interrogatorio. I dettagli di tutto 1'arresto e dei singoli interrogatori verranno riferiti a parte.

I Nazisti Tedeschi continuando il chiasso da forsennati fecero una minuziosa perquisizione del Convento durante la quale trovarono in cucina il fratello fra Clemente che preparava il desinare e lo trascinarono nel guardaroba, lo curvarono sul ceppo della carne e con la mannaia tesagli minacciosamente sopra il capo lo assicurarono di troncarglielo se non confessava che i frati hanno ammazzato una vacca pochi giorni prima. Non corrispondendo ciò a verità fra Clemente negò recisamente il fatto attribuito.

Proseguirono sempre più minacciosi la perquisizione del Convento spiacenti di non aver trovato ciò che speravano, cioè il granaio pieno di grano, la stalla ripiena di animali e la cantina ripiena di vino per poter fare un buon bottino.

Come belve affamate si gettarono invece sopra le poche lucaniche che trovarono, indignati di averne trovate cosi poche: le chiusero in un sacco e, come avessero fatta una grande conquista, le portarono trionfalmente sulla loro automobile. (Abbiamo poi saputo come le hanno consumate all'albergo Venezia qui a Cavalese).

In modo simile si comportarono quando hanno scoperto due vasi di condimento ed una pelle di pecora polverosa abbandonata dai soldati austriaci durante la ritirata nella guerra mondiale del 1918.

Di ritorno dalla perquisizione, dopo tre ore di permanenza in Convento, le SS. intimarono 1'arresto al P. Guardiano, a P. Costantino ed a fra Casimiro e li invitarono a seguirle.

Dopo di averli condotti avanti e indietro per Cavalese nei luoghi più frequentati fermandoli parecchio per esporli al pubblico disprezzo li condussero nella caserma della gendarmeria ove rimasero fino a sera.

Verso le ore 16 riapparvero le SS. intimando loro di seguirli. Appena fuori di caserma trovarono una dozzina di altri arrestati quasi tutti da Cavalese, coi quali rifecero la “Via Crucis” del mattino ripassando e fermandosi negli stessi luoghi attraverso il paese.

Raggiunta la stazione Succursale della tramvia, in attesa dell'arrivo del treno vennero stipati sopra un autocarro. Arrivato il treno partirono per Ora ove, dopo 1'attesa nella caserma della gendarmeria per più di due ore, vennero caricati sopra un carnera, stracarico di tavole, e condotti nelle carceri di Trento.

A Trento ebbero chi tre chi quattro interrogatori taluno fatto a base delle più raffinate torture per costringerli a confessare dei supposti complici nelle cospirazioni coi Partigiani contro i Tedeschi.

Dalle carceri di Trento il giorno 10 gennaio venivano trasportati, sopra un autocarro scoperto, a Bolzano ove, dopo di averli condotti quasi tutto il giorno per le vie e le piazze della città vennero per un paio d'ore rinchiusi nelle carceri e quindi vennero trasportati al campo di concentramento dei detenuti politici.

Già sono note le sofferenze dei campi di concentramento tedeschi per farsi un'idea di ciò che si poteva patire, anche in quello di Bolzano.

Il giorno 19 gennaio fra Casimiro veniva spedito con altri internati di diversi blocchi, leggeri cosi detti, come libero lavoratore, cosi dicevano i Tedeschi ingannando i poveri prigionieri, a Lienz mentre in realtà vennero condotti in Germania nel Lager a Flossenburg nel Brandeburgo e di là, dopo poco tempo, in quello di Leitmeritz a circa 70 chilometri da Praga, ove le sofferenze erano come dissero i reduci inaudite.

Nella seconda metà di aprile, secondo le testimonianze dei fratelli Fiorcari (Infrangibile) (Piacenza, anch'essi internati) fra Casimiro da essi assistito decedeva per un'infezione ad una gamba e per deperimento organico causato dai tanti maltrattamenti patiti.

P. Costantino invece partiva con una seconda spedizione, quella cosi detta dei pericolosi, circa un 770, il primo febbraio 1945 diretta in Germania al tristemente famoso campo di concentramento di Mauthausen.

Secondo voci attendibili P. Costantino sarebbe in viaggio di ritorno. P. Giuseppe rimase al campo di concentramento di Bolzano e venne messo in liberta il giorno 28 aprile 1945.

 

Cavalese, 30 giugno 1945

In fede il cronista P. Giuseppe M. Degasperi

 

 

Padre Giuseppe, ormai settantenne, rimase nel Lager di via Resia a Bolzano fino alla liberazione, avvenuta il 28 aprile 1945, e tornò a Cavalese ancora incredulo di quanto gli era capitato. Morirà, dopo breve malattia, nell’infermeria del convento francescano di Trento nell’autunno del 1949.

 

P. Costantino dal Lager di Bolzano il 1° febbraio del 1945 partì, caricato su un carro bestiame con altre 84 persone, verso il campo di sterminio di Mauthausen dove arrivò dopo 4 giorni di viaggio. A Mauthausen fu denudato, depilato, lavato e disinfettato, poi con una camicia e un paio di mutande fu rinchiuso nel Blocco 18, Blocco di quarantena. Il 16 febbraio, con una giacca logora un paio di calzoni ed un berretto, fu trasferito al Blocco 21. Dal Blocco 21, ai primi di marzo fu trasferito al campo di Gusen, succursale di Mauthausen, destinato al lavoro di badilante, ma dopo pochi giorni, nella prima quindicina di marzo, morì nella cosiddetta infermeria del campo. Nella cronaca scritta da padre Giuseppe il 30 giugno 1945, traspariva ancora la vana speranza di un suo possibile ritorno.

 

Fra Casimiro morì a Leitmeritz ne hanno dato testimonianza i fratelli Fiorcari di Piacenza, che con lui hanno condiviso la prigionia con questa testimonianza controfirmata dal loro parroco:

I sottoscritti fratelli Fiorcari Giovanni e Sante testimoniano di aver assistito a visto morire il 18 aprile 1945 alle ore 10 antimeridiane nel campo di concentramento di Leimmeritz fra Casimiro Jobstraibizer. Il decesso è avvenuto per infezione ad una gamba, deperimento e maltrattamenti subiti.

 

A Cavalese a distanza di 60 anni nessuno ricorda questa triste pagina di storia.

In gennaio Cavalese da alcuni anni organizza la rievocazione del Processo alle Streghe, una tragica pagina di storia della valle di Fiemme, non con una composta commemorazione, ma con corteo e rogo, “ridanciana manifestazione” che non fa certo giustizia alla storia.

Mentre si trascinano le streghe in carnevalesco “corteo” per le strade di Cavalese, un “vergognoso silenzio” copre il corteo dei tre frati del convento di Cavalese, incatenati, condotti per le strade del paese ed esposti al pubblico ludibrio il 27 novembre 1944.

Si nasconde ciò di cui ci si vergogna.

Ci si augura che anche a Cavalese la celebrazione di un serio Giorno della Memoria possa aiutare la gente a conoscere e comprendere la storia nei suoi risvolti più drammatici.

 

fra Angelico Boschetto
gennaio 2004



un frate tra i banditi - Alto Adige" del 19/03/1985
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