FONTE E VERTICE DELLA VITA DELLA CHIESA è L'EUCARISTIA Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. |
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PROGRAMMA Testi e riflessioni per la Camminata: Accoglienza - Rosario - Santa Messa - Spunti di riflessione Storia: I bagni e la chiesetta di Cavelonte |
I BAGNI e la CHIESETTA di CAVELONTE
L’acqua minerale ferruginosa della valle di
Cavelonte nel luogo detto alli Canopi,
fu scoperta nel 1754 dal notaio di Tesero Giovanni Battista di Pietro. Molte
erano le persone non solo della Valle di Fiemme ma anche di altri paesi
limitrofi che utilizzavano queste acque per curarsi.
Un anno dopo la detta scoperta il
coadiutore della curazia di Tesero don Antonio Bonelli celebrò il rito della
benedizione dell’acqua minerale con la partecipazione dello stesso scopritore e
di altre persone.
Attorno al 1800 Simone Delugan di
Panchià costruì una prima casa a Cavelonte dove venivano alloggiati alla meglio
coloro che facevano la cura delle acque minerali fermandosi alla Fonte stessa di
Cavelonte. E poiché cresceva il numero di coloro che cercavano nelle acque
minerali e nei bagni rimedio ai loro mali, Valentino Varesco di Giovanni
Battista di Panchià nell’anno 1850 costruì due grandi stabilimenti, Bagni di
Cavelonte, non molto lontani dalla casa di Simone Delugan, che a sua volta
nell’anno 1885 venne sostituita dal successore, Valentino Delugan, con un
elegante Albergo e Stabilimento Alpino.
Costruiti
i Bagni di Cavelonte il proprietario si preoccupò che ai clienti venga offerto
anche il servizio religioso. Per questo chiese ed ottenne la licenza dal
principe vescovo di Trento che la messa possa essere celebrata, in via
provvisoria, in una delle stanze più ampie dell’albergo, mentre avrebbe
provveduto a costruire una chiesetta adatta.
Così, su progetto approvato dalle
competenti autorità civili e religiose, il signor Valentino fece costruire la
chiesetta nell’anno 1855 di fronte ai Bagni sulla sponda sinistra del rio ad
opera del costruttore Nicolò Dezulian di Predazzo. La chiesetta con
l’autorizzazione del principe vescovo di Trento fu benedetta e intitolata al
Cristo Redentore il 20 luglio del 1855 dall’arciprete decano di Cavalese don
Casimiro Bertagnoli. Venne poi data la licenza di conservare nella chiesetta
anche il Santissimo.
E’ questa la prima chiesetta costruita a servizio del “turismo termale”, che nel
1800 ha anticipato nelle valli di Fiemme e Fassa il turismo moderno.
Il servizio religioso veniva
prestato sotto la sorveglianza del curato e poi parroco di Panchià. Al mantenimento
del Sacerdote, che durante la stagione balneare celebrava la S. Messa e le
altre funzioni religiose, provvedevano con equa quota da loro fissata i tre
proprietari o conduttori di tutti e tre gli stabilimenti balneari.
Nel 1947 la gestione degli immobili
passò al Seminario di Carpi (Mo) che inizialmente li prese in affitto e
nell’anno seguente li acquistò adattandoli a colonia estiva. Il Seminario di
Carpi utilizzò la colonia e anche la chiesetta dal 1948 al 1968. Poi anche in
conseguenza dell’alluvione del 1966 la colonia fu abbandonata.
Negli anni successivi, la chiesetta
di Cavelonte, rimasta di proprietà della Parrocchia di Panchià, subì
l’abbandono e l’incuria. Ignoti malviventi penetrarono in più occasioni
nell’edificio, profanandolo con scritte, asportando oggetti sacri, demolendo
l’altare.
La mancata manutenzione della
copertura provocò ulteriori danni, specialmente alle strutture murarie, finché
il crollo del tetto parve segnare il definitivo destino della chiesetta.
Negli anni seguenti
l’amministrazione comunale in accordo con la Curia di Trento, propose la
definitiva demolizione e la costruzione di una cappelletta ricordo.
Fu il gruppo ANA di Panchià che
prese allora l’iniziativa di restituire la chiesetta alle caratteristiche originarie
con un’opera di ricostruzione e restauro sostenuta dall’azione di volontari e
dall’apporto di generose offerte di privati. II 22 settembre del 1989, il
parroco don Paolino Desilvestro, benedisse la rinnovata chiesa del Redentore
nella quale, da allora, ogni anno, la prima domenica di agosto si celebra la S.
Messa.
Agli alpini di Panchià, che vigilano
costantemente sulla chiesetta, va il ringraziamento per aver ridato al culto
un’opera, data da molti ormai perduta.