Si trascrive il documento sull'erezione della chiesa di Molina dal libro delle Cronache conservato nell'archivio parrocchiale di Molina di F.; documento confermato e firmato dal curato di Castello d. Domenico Jellici il 30 maggio 1855.

Memoria sull'erezione della Chiesa di Molina e Predaja

Poche mansioni e mulini erano un tempo sul piciolo rivo che scende d'Aguae conosciute sotto il nome di masi di Predaja, e più apresso alla foce del rivo nell'Avisio, sotto il nome di Molina. Al crescere generale delle popolazioni in quest'ultimi tempi qui pure fu notabile incremento: Molina particolarmente attesa la comunicazione coi vicini paesi del distretto di Cembra, il deposito e segagione del legname che vien tratto dalle boscaglie di Cadino (oggetto di tanta importanza in questi ultimi tempi), attesa eziandio la facilità che ha quivi il povero di costruirsi una qualsiasi abitazione e provvedersi il foraggio per alcun animale di prima neccessità cresceva a preferenza attirando alle antiche sue famiglie alcune di nuove cosiché, nell'età presente degli uomini più vecchi, i quali si arricordano che gli abitanti di Molina e Predaja appena arrivavano ad un numero complessivo di 100, crebbesi quasi al quintuplo, avendosi in quest'anno 1852 accuratamente rilevato che Molina novera 317 abitanti, Predaja 174, complessivamente 491 abitanti divisi in 96 famiglie meritando così queste frazioni di venir oggi mai considerate non più come masi, ma come un villaggio disperso.

La Religione primo bisogno dell'uomo doveva al crescere di questa popolazione distante quasi una mezz'ora dalla sua chiesa curaziale di Castello manifestare il desiderio comune di chiesa ed altare. Questo pensiero volgevasi di fatto da più anni ma senza effetto, quando il benemerito Curato di Castello Don Giovanni Battista Monsorno morto il 9 agosto 1839 dispose all'articolo 15 del suo testamento quanto segue:

"Alla Capella che si medita di fabbricare in Predaja lascio fior: 400 aggravati di una S. Messa perpetua, che se questa non verrà fabbricata sieno dati al fondo de' poveri del comune di Castello."

Questo fu di stimolo e di sprone a quell'unione che fin qui erasi desiderata. Vedendosi cioé Molina e Predaja l'una dall'altra staccate troppo debili per costruirsi una qualsiasi Capella fu convenuto di operare a forze unite e costruire un tempietto nel mezzo delle due frazioni a comune utilità di amendue; ciocché dietro il disegno del Signor Gio:Batta Tommasi di Carano deliberossi di eseguire a canto alla casa delle Scuole e futura Canonica che già si era cominciata edificare. A tal fine raccoltisi i capi di famiglia nel Febbraio del 1841 sotto la scorta del Signor Curato di Castello Don Giuseppe de Giam Pietro deliberarono di raccogliere le pie offerte di casa in casa e queste ammontarono ad un importo di circa 800 fiorini abusivi.

Si andò tuttavia tergiversando ma essendosi poi fissato un termine dalle autorità entro cui doveasi compiere la meditata fabbrica a meno di non perdere per essa i fiorini 400 di conv: sopracitati si diè mano finalmente all'opra, e quindi ai 29 di Ottobre l'anno 1846 il Reverendo Signor Decano di Cavalese Don Casimiro Bertagnolli per delegazione di sua Altezza Reverendissima il Vescovo e Principe di Trento Giovanni Nepomuceno secondo il rito ecclesiastico benedisse il luogo disegnato e la pietra primaria dell'edifizio.

SOltre alle offerte in danaro prestarono gli abitanti buona parte eziandio dell'opera al trasporto de' materiali neccessari; concorsero altresì alcune largizioni piamente fatte da nuovi benefattori, e così benchè lentamente attesa la difficoltà di riscuotere, l'opera progrediva sotto la direzione di Antonio Bortolotto, Pietro Cavada di Predaja, Domenico Zancanella e specialmente Vicenzo Weber di Molina presso di cui è l'ispezione della fabbrica e l'amministrazione delle tennue rendite già dall'anno 1847.

Era l'Autunno dell'anno 1851 quando il nuovo tempietto apparve internamente con sufficiente maestria ed eleganza compito. Si era in paritempo compita la dipintura della palla per l'Altare maggiore dal valente pittore Signor Antonio Vanzo di Cavalese la quale in maestrevole atteggiamento rappresenta S. Antonio di Padova a cui era convenuto titolare questa nuova Chiesa ed assumere a Patrono insieme con S. Giovanni Battista. Così stando le cose fu enunziato doversi concorrere all'adempimento della profezia con cui manifestò il Signore che in ogni luogo sarebbe offerto il sacrificio della nuova legge, come dal Capo I. v. 11 del Profeta Malachia, il qual versetto volgarizzato veniva collocato sopra la porta della nuova Chiesa il giorno 26 Ottobre dell'anno 1851 allorachè il molto Reverendo Signor Don Casimiro Bertagnolli Parroco e Decano di Cavalese per delegazione di sua Altezza Reverendissima il Vescovo e Principe di Trento Giovanni Nepomuceno secondo il Rituale Romano benedisse il nuovo tempietto e collocata l'ara portatile celebrò l'Augusto Sacrificio solennemente in questo luogo ai Sacri riti affatto nuovo. La sacra cerimonia procedete con tutt'ordine e decoro; con piena soddisfazione e letizia del popolo che devotamente eravi accorso.

D'allora in poi si tenero le sacre funzioni e si celebrò la S. Messa ogni qualvolta si potea aver Sacerdote. Mancava l'esterna riduzione e pulitura della Chiesa la quale pure veniasi compiendo in questi giorni di Agosto 1852. E così nella seconda visita che faceva a questa valle di Fiemme Sua Altezza l'ottimo Vescovo Giovanni Nepomuceno de Tschiderer dopo aver consacrato la chiesa Curaziale di Valfloriana e figliale di Mont'Albiano cresimando in gran numero la crescente gioventù, nella mattina dei 16 Agosto si recò in Molina nelle camere delle scuole ove erano esposte le reliquie dei Santi Martiri Sisinio, Martirio ed Alessandro e quivi assistito da buon numero di Sacerdoti principiò la solenne consacrazione della Chiesa dedicandola a S. Antonio di Padova, e dell'altare ivi riponendo le predette reliquie. Quindi compita la pontificia funzione celebrò il divin Sacrificio compartendo l'indulgenza di 40 giorni a tutti i fedeli che devotamente visiteranno la Chiesa predetta di anno in anno nel giorno anniversario di questa consacrazione trasferito alla terza Domenica di Ottobre. Tanto è ostensibile dal Memoriale di questa Consacrazione firmato di propria mano dal Vescovo Giovanni e consegnato per la debita custodia al Curato di Castello.

Ad incremento di divozione dietro l'approvazione ottenuta da Revmo Ordinariato di Trento, ai 25 Febbrajo del susseguente anno 1853 fu pur benedetta ed eretta la Viacrucis ad effetto di ottenere le annesse indulgenze dal Rev. Padre Michelangelo da Tassullo vicario delegato dal Revdo Guardiano dei Minori riformati in Cavalese.

In questo modo il pubblico culto in Molina fece bensì solido impianto, ma si aumentava vie più come il desiderio così il bisogno di un Sacerdote, che stabilmente celebrasse, esercitando in pari tempo la cura d'anime nel luogo. Tale bisogno era riconosciuto dal Comune di Castello, e a poco a poco s'induceva a promessa e pensava al modo di contribuirgli il competente onorario; solo si contrastava se avesse a dimorare in Castello ed escorrere in Molina al bisogno, o rimanere di permanenza in Molina. Prevalse questo secondo ben ragionevole desiderio; si stipularono le Compatate per via provisoria fra il Curato di Castello, il Sacerdote da elegersi, il Comune di Castello, e la popolazione di Molina, le quali accettando il Revmo Ordinariato di Trento si compiacque di dare a questa novella stazione un sacerdote permanente nella persona di Don GBatta Sieff di Ziano col titolo di Primissario Cooperatore della Curazia di Castello residente in Molina e coll'obbligo di esercitare la cura d'anime dipendentemente dal Curato, non solo in Molina, ma in tutta la Curazia quando richieda il bisogno. Tanto decretava il Revmo Ordinariato ai 15 Maggio 1855 solo in via interinale, non riconoscendo ancora come formalmente istituita questa carica di Cura d'anime, la quale d'altronde, atteso il bisogno della popolazione di Molina, che ormai valicò il numero di 500, è da credersi che verrà sostenuta, vie più regolarizzata, e confirmata alla maggior gloria del Signore e per la salute de' fedeli, a cui tutto vuolsi dirigere.

Cognizionato di questi fatti in alcuni dei quali ebbe parte attiva ne detava queste poche memorie sull'erezione della chiesa figliale di Molina e fondazione colà di una stazione di cura d'anime il curato D Domenico Jellici di Tesero ponendovi in conferma il sugello della canonica curaziale di Castello.

Nella canonica curaziale di Castello il 30 Maggio 1855

D Domenico Jellici Curato


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