Trento, 1° Maggio 2003
Cari fedeli del
decanato di Fiemme,
Ho sempre viva nel ricordo la cordiale accoglienza che mi
avete riservata in tutte le comunità e a tutti i livelli: ragazzi e anziani,
istituzioni civili e aggregazioni ecclesiali, singoli e associazioni. Spesso il
mio pensiero andava a voi durante i mesi scorsi, con 1’intenzione di
comunicarvi il profondo apprezzamento per il molto bene riscontrato e per
manifestare alcune riflessioni emerse negli incontri e dalla lettura della
vasta documentazione che mi avete offerto. Purtroppo, appena trascorse le
festività natalizie, sono stato impegnato senza spazi liberi nella visita pastorale
di Rovereto, e quindi ho ritenuto opportuno di rinviare questa lettera a dopo
il consueto cammino di Quaresima e del Triduo pasquale. Questi i motivi che
giustificano il mio ritardo.
Nel frattempo è avvenuto 1’incendio del tetto della Pieve, un evento luttuoso che ha colpito tutti noi, anche se è occasione per una più stretta solidarietà, per sentire più intensi i legami che uniscono tutta la comunità di Fiemme e far rivivere il ruolo che in essi ha la radice religiosa. All’inizio di questo mese di maggio affido la mia preghiera alla Vergine Maria per tutti coloro che la vostra Valle accoglie, e perché presto possiate tutti ritrovarvi nella Pieve a lodare il Signore e rinsaldare 1’impegno fraterno.
1. Avverto inoltre il dovere di rivolgere a voi tutti una parola di ringraziamento per la collaborazione riscontrata. E’ stata per ciascuno una forte e significativa esperienza di vita ecclesiale, espressa sia nelle celebrazioni liturgiche, sia nei numerosi incontri nei quali abbiamo avuto modo di approfondire la reciproca conoscenza e esaminare i problemi che accompagnano la vita delle nostre comunità.
Un grazie speciale lo dico ai Sacerdoti, ai Religiosi ed alle Religiose che mi hanno accolto con animo fraterno, dimostrando ancora una volta fedeltà al ministero ed alla loro consacrazione, sintonia con il vescovo, comunione con la Chiesa diocesana. E’ stato bello e confortante per me vivere 1’esperienza della vostra amicizia e della collaborazione generosa per l’opera che il Signore ci ha affidato.
2. Rinnovo la mia gratitudine al Signore per i doni di grazia che ho potuto constatare nelle vostre comunità dono della fede, della generosità, dello zelo pastorale, della fedeltà al servizio, e di numerosi e consistenti raggruppamenti di persone impegnate nel sostegno di chi è in necessità. Dai vostri volti trasparivano gioia e riconoscenza per gli incontri con il vescovo, sia nelle celebrazioni liturgiche che nelle assemblee.
I tempi che viviamo non sono facili, né per la Chiesa, né per la società, né per 1’uomo: fortunatamente disponiamo di maggiori risorse economiche, ma la serenità della vita non è aumentata, spesso anzi si è deteriorata: lo abbiamo constatato e ce lo siamo detto a più riprese. Eppure il Signore dimostra di essere sempre presente e operante nelle sue comunità, anche nelle più piccole, e non cessa di alimentare la fede, elargire doni, suscitare carismi. E’ sempre Lui che alimenta le forze e lo zelo per il Vangelo. E’ per sua grazia - accolta con riconoscenza e disponibilità - che le nostre comunità diventano segni della sua presenza, testimoni della parola di salvezza che è rivelata in Cristo e che si attua in mezzo a noi.
3. Porto con me un ricordo particolare degli ammalati e degli anziani che ho potuto avvicinare nella case di cura e nelle loro famiglie. Incontrando queste persone ci è dato sentire quanto la fede sia solida nelle nostre famiglie e come essa resti 1’unica via per dare veramente senso e valore all’esistenza, alle prove, alla solidarietà. Non abbiate paura a comunicare tale fede ed esperienza di vita anche ai ragazzi ed ai giovani, che forse, illusi da un benessere materiale, potrebbero ritenere che questo basti a soddisfare le aspirazioni dell’esistenza umana. Nel trasmettere ad essi questo messaggio, non vogliamo imporre limiti alla loro libertà, ma aiutarli a crescere nella felicità e a meglio realizzare la loro stessa vita.
4. Vorrei dire un grazie particolare anche a tutte le autorità civili. L’incontro con i sindaci e i pubblici amministratori ha costituito una bella e utile esperienza, e ha confermato quanto sia preziosa la sintonia tra la comunità civile e quella ecclesiale. La collaborazione tra le due realtà, pur nel rispetto delle singole competenze e autonomie, contribuisce efficacemente alla crescita civile e culturale della nostra gente, in un clima di serenità e di pace. Mi ha colpito anche la presenza di un vasto volontariato, con impegni solidi, ed ho apprezzato la collaborazione tra le varie istituzioni, anche per il rispetto reciproco e gli accordi avvenuti per permettere ai ragazzi e ai giovani di avere gli spazi necessari per la loro formazione religiosa e per i tempi necessari a coltivare la spiritualità.
5. Nei nostri incontri, come pure dalle riflessioni previe che mi avete consegnato in risposta ai questionari, emerge una situazione pastorale complessa, con luci e ombre, che non differiscono sostanzialmente da quella che constatiamo un po’ in tutta la diocesi, e che, a sua volta, è la situazione diffusa in tutto il paese. Tuttavia, noto nelle vostre comunità una solidità maggiore che non altrove circa i valori tradizionali ed anche per quanto riguarda le associazioni ecclesiali, pur con ampio spazio per un miglioramento ulteriore.
La crescita economica e il benessere che ne è conseguito sono frutto di tanto lavoro della vostra gente, di una congiuntura internazionale favorevole, e per questi risultati va ringraziato il Signore. Ora si deve far sì che la disponibilità dei beni materiali non spinga a una prassi materialistica della vita, dimenticando i valori supremi e lasciandosi andare all’egoismo, all’indifferenza per il prossimo ed alla pigrizia per i valori dello spirito. Senza questi viene meno la speranza, quella di alto profilo, che si fonda su Gesù Cristo risorto per noi, e con essa vengono a mancare la serenità e la capacità di donarsi agli altri nella famiglia e nella società.
In questo momento dobbiamo preoccuparci soprattutto per i giovani che faticano a trovare il senso della vita e a spendere le loro preziose energie per il bene. Chiedo a tutti i Consigli Pastorali di ”investire” più che possono per essi.
6. Tuttavia non saremmo nel vero se ci limitassimo a cogliere soltanto gli aspetti negativi della società contemporanea. Sussiste ancora nella nostra gente una notevole generosità che si manifesta specialmente, ma non solo, di fronte alle calamità ed a povertà emergenti. E’ un autentico riflesso dell’opera del Creatore e del Vangelo che ci ha educati alla carità, sviluppando nei nostri paesi una cultura di alta umanità. La comunità cristiana che si raccoglie attorno alla Chiesa e alle sue istituzioni costituisce ancor oggi il punto di aggregazione più forte e vitale dei nostri paesi, capace di suscitare iniziative di solidarietà e carità, punto di riferimento per tutti nei momenti di difficoltà. Vi incoraggio ad avere possibilmente in tutte le Parrocchie la Caritas e il Gruppo Missionario, e a portare lo spirito positivo del cristianesimo in tutte le iniziative di solidarietà, come contributo che dà ad esse il senso della gratuità, le motivazioni, la solidità e la speranza anche nei momenti di crisi.
7. La comunità cristiana ha il suo centro vitale nella celebrazione della Messa, il culmine verso cui tende tutta la sua attività e la fonte a cui attinge la sua forza (Sacrosanctum Concilium, n. 10). “Senza la celebrazione domenicale non possiamo vivere”, dicevano i martiri cristiani di Abitene del IV secolo: una verità che deve penetrare nella consapevolezza dei fedeli. Non dovete quindi temere di profondere energie e iniziative perché tutti vi possano partecipare consapevolmente e attivamente, e perché ogni celebrazione mostri in modo inequivocabile la sua natura comunitaria. Vedo quindi la necessità che si rispetti il giorno del Signore, aiutando anzitutto i giovani a non fare della domenica il giorno della dispersione, ma della fraternità cristiana, che trova il suo apice nella celebrazione eucaristica. Il precetto della Chiesa sulla Messa domenicale vuole aiutarci in questo impegno.
Nelle comunità del vostro decanato vi è un notevole numero di persone impegnate nell’animazione liturgica: gruppi e persone per il decoro, lettori, ministranti, ecc... Vanno sostenuti! Degna di lode poi e la presenza dei cori, che animano la liturgia con competenza artistica. Occorre però che tutti s’impegnino, secondo le indicazioni della Chiesa, a favorire con ogni mezzo la partecipazione di ciascun fedele alla preghiera ed al canto stesso.
Siano conservate e potenziate le devozioni popolari presenti sul territorio. La pietà trova poi grande alimento nei pellegrinaggi all’Addolorata di Cavalese ed agli altri santuari che da lunga tradizione raccolgono il vostro popolo. Ricordo pure il suffragio per i defunti, che la Chiesa ha sempre raccomandato.
8. Vi incoraggio a proseguire nel rinnovamento della formazione alla vita dei fanciulli e dei giovani, in quanto la trasmissione della fede è missione fondamentale di ogni battezzato. L’itinerario dell’iniziazione cristiana coinvolga sempre più le famiglie, sia per offrire un aiuto ai genitori nella loro responsabilità educatrice, sia perché essi stessi diano testimonianza della loro fede ai figli e li accompagnino nella vita cristiana.
9. La crescente scristianizzazione deve stimolare le comunità a iniziative coraggiose, anzitutto per quanto riguarda la famiglia. Si ricordi che è indispensabile la preghiera anche tra coniugi e figli, e che ognuno ha una missione davanti a Dio ed alla società. Occorre che la famiglia cristiana sia una scelta qualificante, e ci si prepari ad essa con itinerari adeguati. Inoltre, è necessario portare tutti alla conoscenza della parola di Dio, l’alimento insostituibile della fede. Oltre alle proposte diocesane (es. diffusione del Vangelo, catechesi attraverso Telepace...), si promuovano i “gruppi della Parola”, che si sono dimostrati efficaci per ridare ai fedeli la consapevolezza della fede; s’incoraggino le famiglie a ritrovarsi regolarmente tra loro. Si tratta di un lavoro che richiede pazienza e costanza, ma è insostituibile per creare cristiani che sappiano “rendere ragione della loro speranza” (1Pt 3, 15) in una società scettica e incredula.
Occorre infine che le famiglie cristiane sappiano maturare in se stesse e inculcare nei figli la stima per il sacerdozio e la vita religiosa come un modo generoso per rispondere al dono che Dio ha fatto di se stesso al mondo nel Signore Gesù. La risposta a tale amore di Dio per noi deve portare alla dedizione di persone che sappiano consacrare l’intera vita al servizio degli altri. Sono riconoscente a Dio e alle vostre famiglie per i missionari, i sacerdoti diocesani, i Religiosi e le Religiose della Val di Fiemme, e vi invito a pregare e interessarvi affinché ci siano altri giovani che rispondano a questo appello del Signore, della Chiesa, della società.
10. I
vostri paesi conoscono per lunga tradizione il fenomeno del turismo da cui
traggono un notevole vantaggio economico, e sono sollecitati al confronto e al
dialogo con usi e costumi diversi. Ho riscontrato tra voi un’accoglienza
cordiale, e mi dicevate che sovente gli ospiti con la loro testimonianza vi
insegnano molto, iniziando dalla loro vivacità nella partecipazione alle
celebrazioni. Tenete poi presente che nella visione cristiana l’ospite non è
soltanto qualcuno che porta denaro, ma anche qualcuno al quale noi dobbiamo
dare pure spiritualmente, per una comune crescita. Cercate di cogliere i
messaggi positivi della mobilità umana, di mostrare le vostre tradizioni più
nobili e di testimoniare come la fede conduca alla valorizzazione, e non al
deterioramento, del creato.
11. Anche nelle vostre comunità avete cominciato a soffrire la carenza di sacerdoti. Alcune parrocchie già ora sono senza parroco residente e tutto lascia intravedere che in un futuro ormai prossimo la situazione andrà allargandosi ad altre comunità. Tale considerazione deve impegnare tutti, - sacerdoti e fedeli,- a un profondo senso di responsabilità. La collaborazione pastorale dei laici non è una novità, in quanto ogni cristiano è chiamato dal Battesimo alla testimonianza del vangelo e alla condivisione dei doni ricevuti. Finora, tuttavia, data l’abbondanza dei sacerdoti, nel Trentino questa collaborazione era relegata di fatto nell’ambito famigliare, sociale e politico. Questi ultimi rimangono sempre settori da curare, ma ora i laici sono chiamati anche tra noi a impegnarsi nell’animazione dei fratelli e sorelle pure negli ambiti detti “pastorali”: la liturgia, la catechesi e 1’educazione alla carità. Faccio appello alla disponibilità di tutti perché ognuno si presti a maturare un’adeguata formazione e una disponibilità aperta a svolgere il servizio richiesto per il bene della comunità. Un grande ruolo hanno per il conseguimento di queste finalità i Consigli Parrocchiali, dei quali ho apprezzato la dedizione.
12. La pastorale del prossimo futuro richiederà con forza maggiore di quanto sia stato fatto finora, la collaborazione a livello di decanato. La vostra stessa storia, con la Magnifica Comunità, indica come già le qualità umane e le condizioni ambientali favoriscano una tale intesa. Certamente oggi non è più concepibile una comunità di paese chiusa in se stessa, quando anche avesse mezzi a sufficienza per le proprie attività. Dobbiamo diffondere la consapevolezza di essere partecipi di una realtà più vasta: la Chiesa. La comunione sincera che si esprime nella reciproca accoglienza e corresponsabilità sarà di sostegno e stimolo alla fede di ognuno.
Invito tutti, in particolare i parroci e il Consiglio Pastorale Decanale, a cercare i mezzi opportuni per promuovere iniziative che favoriscano tale collaborazione compresa l’organizzazione di corsi formativi, una pastorale giovanile coordinata, l’opportunità di un Bollettino comune, la Caritas decanale.
Nella fraternità che la Visita Pastorale ha resa più viva, proseguiamo il cammino, seguendo “la via” che è Cristo stesso, sotto la protezione di Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, che in questo mese invochiamo in modo particolare con il santo Rosario, cosicché la verità che ci rende liberi rifulga nella nostra condotta e la vita che il Signore ci ha concesso raggiunga la sua pienezza in tutti noi.
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Luigi, vostro vescovo