ARCIDIOCESI DI TRENTO

Piano Pastorale Diocesano

”Avrete forza dallo Spirito Santo e mi sarete testimoni”(At. 1,8)

PROGETTO BIENNALE

2004-2006

Giugno 2004


Introduzione

Il presente Progetto pastorale biennale 2004-2006 rappresenta la prima tappa di attuazione degli orientamenti operativi indicati nel documento base del Piano Pastorale Diocesano (d'ora in poi abbreviato con la sigla Ppd) valido per il quinquennio 2003-2008 ”Avrete forza dallo Spirito Santo e mi sarete testimoni” (At. 1,8) ed e il frutto di un percorso di verifica e di consultazione effettuato a più mani nel primo semestre del 2004: dai Delegati di zona ai Consigli diocesani Pastorale e Presbiterale al Consiglio di Curia. Il coordinamento del lavoro e stato assunto dall'Ufficio di Coordinamento Pastorale, con la consulenza dell'Osservatorio Socio-Pastorale Diocesano e, nella parte finale, con l'apporto del Gruppo Diocesano per il Piano.

Il Progetto pastorale biennale propone innanzitutto l'evangelizzazione come la prospettiva che motiva e che orienta il lavoro pastorale (paragrafo 1). In secondo luogo, indica i servizi pastorali attorno ai quali lavorare nel biennio in prospettiva evangelizzante (paragrafo 2). In terzo luogo, il testo suggerisce le modalità di lavoro che sono da privilegiare nel lavoro dentro i servizi indicati e i soggetti che principalmente sono coinvolti nella ricezione attiva del Progetto biennale (paragrafo 3). Ci troviamo di fronte a una varietà di situazioni parrocchiali per consistenza numerica e percorsi compiuti, e talora sentiamo il peso della risposta che le sfide dell'oggi domandano. Ma restiamo sempre convinti che abbiamo un tesoro, la Buona Notizia, che prima di essere data ad altri ci e stata offerta: Cristo che ci ama, ed e la Via, la Verità e la Vita, non ci lascia mai soli. Il suo Paraclito fa fruttare anche la nostra povertà, ed e bello potersi impegnare in un'opera che sappiamo resa fertile da Lui. La nostra preghiera sia quindi di supplica, ma anche di lode, e costantemente presente. Forse le proposte appaiono troppo dettagliate e utopistiche: sono un ideale: non si pretende di raggiungere il vertice, ma di avanzare di qualche passo concretamente e in modo più corrispondente alla riflessione teologica e all'evolvere della nostra società.


1. La prospettiva orientante: evangelizzare, annunciare il Vangelo nel nostro territorio

E' utile richiamare costantemente almeno alcuni aspetti essenziali, rinviando per l'approfondimento alle indicazioni date dal nostro Ppd (cfr. sui valori), dalla Novo Millennio Ineunte del Papa, dagli Orientamenti pastorali della CEI Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia e dal recente Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (abbreviato VMP). L'animo missionario nasce dal contatto gioioso con Colui che e la Parola di Vita.

1.1 Il dinamismo dell'evangelizzazione...

La prospettiva che guida il presente Progetto riguarda l'evangelizzazione intesa principalmente nel senso dell'annuncio dell'amore di Dio rivelatoci da Gesù Cristo: ”che tutti conoscano Cristo, che lo scoprano per la prima volta o lo riscoprano se ne hanno perduto memoria, per fare esperienza del suo amore nella fraternità dei suoi discepoli” (VMP, 1). Si tratta di un annuncio che corrisponde alle profonde attese e domande degli uomini e donne del nostro tempo in ricerca di una ”vita in abbondanza” (Gv 10,10). L'evangelizzazione presuppone una riconoscenza per l'amore di Cristo verso l'umanità e la determinazione di una risposta generosa (cfr. Ppd, p. 5-7); innesta e ispira un processo di accoglienza, riconoscimento e rispetto profondo per ogni uomo perché portatore di valori e creato da Dio, ispira il desiderio di andare in ricerca, specie di chi sembra aver ”smarrito” la strada, diventa annuncio che tiene conto delle caratteristiche differenziate degli interlocutori.

Il dinamismo dell'evangelizzazione prende nel tempo e nelle diverse situazioni forme diversificate: la testimonianza di vita e l'annuncio esplicito; quando per questo non e maturato il tempo, occorre trovare la via per altre realizzazioni positive, come ad esempio, l'offerta del proprio contributo nell'impegno per il progresso della società, per 4 vita, la pace, la giustizia. Tale dinamismo ispira anche un dialogo con le istituzioni esistenti e una tensione verso un contesto sociale e politico che ponga sempre di più la persona al centro delle sue attenzioni e delle sue scelte (Ppd, pag. 10-11; 15-16; 51-61).


1.2 ... alimentato da una spiritualità di comunione, dall'ascolto della Parola e dalla frazione del Pane...

Il dinamismo dell'evangelizzazione richiede alle comunità di

•  crescere in una spiritualità di comunione (Ppd, p. 8-9)) secondo le quattro declinazioni indicate da Giovanni Paolo II nella NMI al n. 431 ,

•  mettersi all' ascolto della Parola : a tale scopo, nel prossimo biennio, le comunità della diocesi proseguiranno la lettura dei Vangeli, in particolare, quello di Matteo per il primo anno e quello di Giovanni per il secondo (Ppd, p. 11);

•  promuovere la vitalità del Giorno del Signore in connessione alla vita pastorale: si tratta di celebrare l'incontro con Cristo fonte di vita e salvezza e il servizio che le comunità svolgono alla sua sequela, con particolare riferimento alle proposte indicate qui di seguito.2

1.3 ... con un interlocutore privilegiato: le famiglie

L'amore di Cristo ci chiama anzitutto ad accompagnare le famiglie. Per collaborare non attenderemo di aver di fronte una famiglia ideale o quella che vorremmo, bensì le famiglie concrete, anche fragili e (rese) precarie da un clima culturale che sviluppa frammentazione e individualismo. Pensiamo dunque a famiglie che

•  sono in attesa di una parola che illumina e conferisce nuovi significati e un nuovo senso alla vita, siano esse costituite da battezzati, ma anche quelle dei non-battezzati;

•  sono soggetto – e non solo oggetto – di evangelizzazione.

Le schede proposte dal Ppd (alle pag. 26-35) sulla situazione reale delle nostre famiglie, con aspetti positivi e limiti nel cammino della storia di salvezza, sono molto utili per stabilire il punto di partenza anche a livello locale.3


2. I servizi e gli interventi pastorali da privilegiare

Premessa: il Progetto biennale e la ‘pastorale ordinaria'

Le linee orientative indicate nel presente Progetto biennale intendono

•  in primo luogo, qualificare, migliorare e riformulare alcuni servizi e/o interventi pastorali che fanno parte di ciò che abitualmente viene denominato ‘pastorale ordinaria'...: di conseguenza si intende che altri interventi o servizi della pastorale ordinaria sia delle parrocchie che dei centri di pastorale continueranno il loro corso o, a fronte di un discernimento specifico, saranno lasciati sullo sfondo perché considerati per ora meno importanti;

•  in secondo luogo, indicare interventi e servizi innovativi che in futuro potranno far parte della pastorale ordinaria.

La riflessione diocesana sul Piano Pastorale ha portato a quattro proposte di servizi e interventi pastorali che innanzitutto vengono sottoposte al discernimento e all'investimento di ogni decanato, che le considera dopo aver fatto insieme una verifica globale della situazione secondo le schede contenute nel Piano pastora- le e come si precisa sotto. In linea di principio, ogni decanato dovrebbe poter esprimere le quattro proposte: non nel senso che ogni parrocchia possa assumerle tutte e quattro ma nel senso che all'interno di ogni decanato, reti di parrocchie concorderanno la/le proposta/e da privilegiare rispetto alle quattro proposte indicate.

2.1 Accogliere ed accompagnare le famiglie che chiedono Sacramenti per i figli

In questo biennio ci pare opportuno sviluppare anzitutto l'accoglienza e l'accompagnamento delle famiglie che si rivolgono alle comunità per la richiesta del sacramento del Battesimo, della Confermazione e dell'Eucaristia (nella pratica attuale Battesimo, Riconciliazione, Eucaristia, Confermazione): tali richieste costituiscono un'occasione importante per favorire – in giovani coppie dai legami spesso deboli o assenti con la comunità cristiana – l'accoglienza del Vangelo, il riavvio dell'esperienza di fede e la responsabilità educativa nei confronti dei figli (vedi Ppd, p. 13, punto b e scheda n. 1, una delle piste di lavoro indicate a p. 33). Si tratta di un tipo di servizio pastorale rispetto al quale sempre di più gli operatori pastorali devono prevedere un ‘prima' e un ‘dopo' la celebrazione del sacramento. Questo infatti non può essere visto come punto di arrivo, ma momento intenso di un itinerario.

Le comunità potranno focalizzare la loro attenzione sui percorsi relativi a richieste di Battesimo, al periodo 3-6 anni, a richieste relative a Riconciliazione, Eucaristia, Confermazione, realizzando almeno alcuni passi nelle prospettive indicate:

A) In relazione alle richieste di Battesimo ci si orienterà per la progettazione di un itinerario pre e post battesimale, da avviare possibilmente nella fase di attesa del figlio, itinerario scandito da momenti formativi, celebrativi e di comunione, come ad esempio:

•  momenti di accoglienza/incontro per padri e madri in attesa, per genitori con figli neonati (valorizzando alcune feste gia esistenti come la giornata della vita, la festa della mamma e del papa...);

•  brevi percorsi formativi in preparazione al Battesimo;

•  celebrazione dello stesso con il coinvolgimento dell'equipe formativa;

•  incontri formativi post-battesimali che sostengano e motivino i neo-genitori nel loro ruolo educativo.

Per raggiungere tali obiettivi non e possibile contare sulla sola dedizione del presbitero, ma durante il biennio sono da trovare e/o formare catechisti battesimali, in modo che ogni genitore con figli possa incontrare un aiuto nel cammino di fede. Inoltre, va posta attenzione al vero e proprio catecumenato per chi non ha ricevuto il battesimo.

B) Per genitori dei bambini da 3 a 6 anni , si tratta di avviare un servizio innovativo di sostegno alle giovani coppie che può prevedere:

•  iniziative di tipo celebrativo nelle quali i genitori siano direttamente coinvolti con i figli;

•  incontri a carattere formativo riguardanti la crescita del bambino in tutte le sue dimensioni, valorizzando anche altri interlocutori che sul territorio hanno a cuore la promozione delle funzioni educative;

•  i genitori credenti siano attivi nei comitati delle scuole materne per promuovere un'educazione che tenga conto della dimensione religiosa.

C) In relazione alle richieste relative a Eucarestia e Confermazione, si tratterà di promuovere e qualificare il coinvolgimento delle famiglie. Si possono pensare proposte graduali e commisurate ai reali interlocutori. Ad esempio, si può progettare:

•  un percorso di sostegno al compito educativo (che parte anzitutto dall'esigenza di molti genitori di crescere nella competenza educativa e che tiene conto anche delle situazioni di disagio o di problematicità nel rapporto dei genitori con i loro figli), oppure

•  un percorso ritmato sui contenuti della catechesi dei figli ma riformulato per gli adulti, o ancora

•  un percorso di riscoperta della fede (partendo da domande di senso della vita e trattando dubbi, incertezze e perplessità inerenti il rapporto alla fede).

Ognuna delle tre possibilità appena indicate può essere articolata tra incontri specifici per genitori e momenti comuni con i figli. Si diffonderà quindi una propria “catechesi familiare”, da promuovere d'intesa con il Centro Diocesano.

2.2 Promuovere luoghi e forme nuove di evangelizzazione di famiglie e di adulti

Viene qui indicato un servizio innovativo volto a costruire dei luoghi nei quali degli adulti che presentino legami deboli con 1a Chiesa possano sentirsi accolti e, a partire dalla propria situazione o interessi, possano percorrere un tratto di strada nella riscoperta di una fede che 2fa pensare” (vedi Ppd, p. 13, punto c). Pensiamo, ad esempio:

•  ai fidanzati che chiedono il Sacramento del Matrimonio: vanno incoraggiati ad incontrarsi per confrontarsi sulla parola di Dio e sui temi della vita familiare;

•  a famiglie le cui difficoltà coniugali hanno portato (o stanno portando) ad una separazione o a situazioni difficili in termini relazionali all'interno della famiglia;

•  ad adulti sensibili ad alcuni aspetti della vita personale e sociale che interpellano i valori della convivenza (ad esempio, aspetti inerenti l'ambito della bioetica, della pace e della giustizia...).

I decanati e le parrocchie in rete valutino la possibilità di re-orientare alcuni servizi pastorali gia esistenti (ad esempio, qualche Centro di ascolto, i “corsi” di preparazione al Matrimonio...) oppure attivare nuovi interventi (ad esempio, gli ”itinerari” di preparazione al Matrimonio...).

Oltre alla proposta di incontri formativi o di accompagnamento si potrebbe valutare l'opportunità di iniziative volte a favorire l'accoglienza dei nuovi arrivati/residenti (nuclei familiari e singoli). Ad esempio, si possono pensare:

•  visita - o almeno lettera - di benvenuto da parte di una ”rappresentanza” della Comunità (parrocchiale, civile e associazionistica) per una prima conoscenza reciproca (con depliant informativo) e per una condivisione sulle attese e disponibilità;

•  promuovere, in casa di qualche famiglia o persona disponibili, alcuni incontri annuali di dialogo e di festa (a livello di rione, quartiere o via) ;

•  presentazione alla Comunità parrocchiale dei nuovi arrivati/residenti durante una Messa domenicale;

•  coinvolgimento responsabile e attivo nei servizi parrocchiali.

2.3 Orientare e accompagnare i giovani in esperienze di servizio da vivere ed elaborare

In vista della maturazione umana e spirituale dei giovani, le parrocchie hanno spesso privilegiato – come pastorale ordinaria – una porta di accesso o una forma di aggancio ai mondi giovanili ossia quella rappresentata, in sostanza, da gruppi di approfondimento tematico condotti da animatori con un'età poco superiore a quella degli adolescenti o giovani coinvolti.

Tale pastorale ordinaria va alimentata e curata affinché promuova nei giovani la gioia di essere cristiani , il loro impegno di testimonianza, e possa concretizzarsi in una disponibilità al servizio e all'impegno nella vita sociale, civile ed ecclesiale.

La porta di accesso ai mondi giovanili appena indicata riesce però a incrociare una parte dei giovani, in sostanza quella che già è piuttosto in sintonia con il mondo ecclesiale e parrocchiale. La scommessa che il Piano intende raccogliere e la seguente: altri mondi giovanili non sono raggiunti dalle parrocchie non tanto perché sono refrattari al messaggio evangelico quanto a motivo della porta di accesso utilizzata (ossia l'approfondimento di temi) che forse è piuttosto ‘stretta' per essi.

Il Piano intende quindi orientare reti di parrocchie a promuovere e sviluppare una seconda porta di entrata ai/dei mondi giovanili ossia quella rappresentata dal coinvolgimento del giovane in un progetto, anche circoscritto, di servizio (vedi Ppd, p. 14 punto a).

Questa seconda porta

•  rappresenta un servizio innovativo per le reti di parrocchie,

•  valorizza la voglia di fare del giovane, l'interesse di conoscere un po' più da vicino il mondo, di scoprirlo, di coinvolgersi interamente (emotivamente, a livello di valori, di conoscenze, di competenze...),

•  mette a contatto i giovani con mondi adulti che svolgono un servizio a favore di altri,

•  rappresenta una risorsa anche per i giovani che partecipano ai gruppi giovanili parrocchiali e decanali,

•  è orientata, come la prima porta di accesso, a evangelizzare la vita del giovane.

La proposta indicata in questo paragrafo potrebbe essere considerata una sorta di ‘chiamata al servizio' dalle valenze vocazionali da non sottovalutare e rappresenta uno strumento di sensibilizzazione delle famiglie affinché orientino i propri figli verso esperienze progressive di dono di se.

I luoghi dentro i quali vivere ed elaborare esperienze possono essere rappresentati sia da organizzazioni che lavorano nell'ambito del disagio e della sofferenza (ad esempio, casa di riposo, centro diurno per minori, centro di accoglienza...) che nell'ambito della prevenzione ed educazione (ad esempio, un oratorio...). La progressione del coinvolgimento dei giovani (singoli e in piccoli gruppi) potrebbe avvenire in diverse forme, ad esempio:

•  visita ad una realtà significativa del proprio territorio;

•  settimana di condivisione (estiva);

•  alcuni mesi di volontariato;

d. l'anno di Servizio Civile.

2.4 Promuovere percorsi di conoscenza della povertà delle famiglie

Segnali ormai diffusi indicano che la povertà sempre di più assume il volto della precarietà e della vulnerabilità che, anche per limitati periodi di tempo, raggiunge le famiglie in riferimento a condizioni lavorative, a reti precarie di relazione, a sistemi di tutela. In altri termini, oltre alle forme 'tradizionali' di povertà stabile si manifestano sempre di più forme di povertà fluida, occasionale, di precarietà diffusa, di un cumulo di insicurezze su molteplici piani di vita che le famiglie si trovano a vivere: in tale prospettiva si può comprendere che la povertà economica non può essere considerata a se stante, ma all'interno delle molteplici difficoltà e cause di disagio delle famiglie (vedi Ppd, p. 16, punto b).

Si invitano quindi i decanati e le reti di parrocchie a

•  promuovere forme di lettura e di analisi della povertà delle famiglie del loro territorio valorizzando i punti di osservazione e di ascolto già presenti (Centri di ascolto Caritas, gruppi famiglie, i parroci stessi, associazioni e movimenti ecclesiali di volontariato...);

•  condividere l'analisi e promuovere luoghi di riflessione sulle povertà e il “comandamento nuovo” tra diversi soggetti, ecclesiali e sociali, che nell'ambito decanale intervengono a vario titolo per e con le famiglie;

•  promuovere forme, da un lato, di prossimità e vicinanza alle vittime dei problemi individuati (iniziative di socializzazione, di informazione, di sostegno...) e, dall'altro, di coinvolgimento delle amministrazioni locali e dei servizi di competenza quale contributo all'elaborazione di politiche sociali maggiormente attente alla vita delle famiglie.

E' attorno a tali percorsi che si possono avviare e qualificare delle Caritas parrocchiali, interparrocchiali o decanali in funzione pedagogica e di animazione della carità delle comunità cristiane. Il biennio porti a una sostanziale diffusione di queste ”caritas parrocchiali” su tutto il territorio!


3. Come e con chi realizzare il Progetto pastorale biennale

Come si è accennato sopra, le quattro proposte di servizi (intesi come amore al prossimo, e non come prestazioni funzionalistiche) sono rivolte a tutti i decanati e a tutte le parrocchie, pur nella coscienza che ogni comunità non potrà realizzare tutti gli interventi pastorali del progetto. Come procedere dunque?

3.1 La progettazione come metodo dialogico

Per progettazione pastorale intendiamo innanzitutto un modo di lavorare che più di altri promuove la crescita e la maturazione al servizio degli operatori pastorali. Piu che di tecniche, strumenti o sussidi si tratta di un approccio che recupera la metodologia del Vedere-Giudicare-Agire-Celebrare e che potremmo riformulare in termini di:

•  analisi della situazione e interpretazione di attese e di valori,

•  identificazione di obiettivi condivisi, di modalità e risorse per intervenire,

•  realizzazione degli interventi e valutazione,

•  vivere l'esperienza della comunione e attingere forza nella celebrazione del mistero cristiano.

Queste quattro componenti (che del resto ispirano l'articolazione delle schede del Ppd) non sono tanto da intendersi secondo una logica lineare: sono dei passaggi che vanno tenuti insieme ma non sempre si percorrono nello stesso ordine. La crescita di parroci e di operatori pastorali attorno a questi elementi avviene in quel luogo privilegiato che chiamiamo lavoro di equipe.

3.2 La comunione all'opera ovvero costruire reti tra i diversi soggetti

   I A livello di parrocchie

Si tratta di prendere sul serio l'istanza della comunione in vista della missione: sempre più le parrocchie, da sole, non riescono a corrispondere alla propria finalità di essere Chiesa in un dato luogo (locale), per tutto l'essenziale (del divenire cristiani), per tutti (e non per alcuni selezionati), attraverso (l'apporto di) tutti. Le parrocchie sono chiamate sempre più ad aiutarsi e sostenersi in questa missione.

La scelta dei servizi e interventi pastorali da privilegiare deve essere individuata assieme al 'come' lavorare, non a prescindere da esso: il prossimo biennio rappresenta un'importante occasione per costruire rete tra parrocchie del decanato. In altri termini, il discernimento dei decanati e delle parrocchie deve tenere insieme sia la scelta del servizio o dell'intervento pastorale sia l'identificazione di che cosa è possibile fare – rispetto a quella scelta – assieme ad altre parrocchie (vedi Scheda 5 del Ppd). Per esemplificare, si possono indicare almeno quattro possibilità (o livelli) di rete tra parrocchie:

•  favorire alcuni momenti di confronto tra operatori di uno stesso ambito sulle esperienze pastorali effettuate,

•  promuovere momenti o percorsi di formazione di base per operatori coinvolti in un dato servizio pastorale,

•  progettare assieme un servizio pastorale e affidarne alle singole parrocchie la realizzazione,

•  progettare e realizzare un unico servizio pastorale nell'ambito di una Unita Pastorale.

Il lavoro di unità e di reti progressive tra parrocchie, che le linee del Piano promuove, è a servizio del rinnovamento del volto delle Chiese locali e quindi a servizio della gente.

   II A livello di decanato

Il prossimo biennio rappresenta - come a più riprese indicato nel Ppd (pag. 9, 19- 20) – un'occasione per far crescere e rafforzare i decanati in ordine a:

•  la promozione di una ricezione attiva delle linee attuative del Piano presso le parrocchie,

•  la costruzione di reti possibili tra parrocchie e attivazione di servizi di interesse comune,

•  la valutazione di risorse esistenti e l'individuazione di risultati possibili.

In questo biennio ci si propone un rafforzamento del Consiglio Pastorale di ogni decanato, e sarà bene prevedere un cammino in tal senso, e fissare i tempi per una verifica.

In fase di avvio del lavoro pastorale biennale, ogni Consiglio pastorale decanale favorirà la ricezione attiva del Progetto biennale, raccoglierà e favorirà il confronto tra le scelte delle parrocchie affinché:

•  nel decanato tutte e quattro le proposte abbiano riscontro,

•  ogni proposta riguardi, se possibile, più parrocchie (al fine di costruire livelli di rete)

•  almeno una unità di parrocchie, anche provvisoria o di fatto, scelga congiuntamente la/le proposta/le sulla/e quale/i intende investire: la scelta del servizio su cui investire e le azioni che da ciò scaturiranno devono poter essere un'occasione per costruire maggiore comunione anche nella pastorale e fare un passo verso la formalizzazione auspicata di Unità Pastorali.

   III A livello dei Centri e Uffici di pastorale diocesani

Lo stile e la logica di rete deve poter ispirare tanto le comunità locali che i centri e uffici diocesani di pastorale. A questo scopo l'individuazione stessa dei servizi e interventi pastorali da privilegiare è stata effettuata con lo scopo di favorire una forte sinergia tra i centri diocesani: anzi, gli interventi pastorali indicati al paragrafo 2 sono il frutto di un primo accordo che però deve crescere e concretizzarsi nel corso del biennio.

   IV A livello di altri soggetti ecclesiali

Il Progetto biennale necessita di essere preso in considerazione da altri attori della diocesi quali le congregazioni religiose, le associazioni e i movimenti ecclesiali, gli organismi formativi (ad esempio, Seminario, formazione dei presbiteri...), i luoghi di cura (come il servizio pastorale nelle case di riposo, negli ospedali...) e i luoghi di esperienza cristiana intensa (santuari, centri di spiritualità...) affinché possano, nella misura del possibile, qualificare o re-orientare alcune delle attività nell'ambito di una rete di collaborazioni sui servizi indicati al paragrafo 2.

   V La funzione orientativa e valutativa dei Consigli diocesani

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I Consigli diocesani, ricevendo le linee attuative qui indicate e dopo valutazione delle proposte che il Gruppo diocesano per il Piano vorrà sottoporre alle Segreterie dei due Consigli, sono invitati a sostenere il Progetto biennale sia con incontri di approfondimento tematico che con un lavoro di orientamento di ciò che viene svolto a livello dei decanati.

   VI La funzione di integrazione e di accompagnamento del Gruppo diocesano per il Piano

Tale funzione è innanzitutto affidata all'Ufficio di Pastorale, il quale coordina il Gruppo diocesano per il Piano e si avvale della consulenza dell'Osservatorio Socio-Pastorale Diocesano e di altri: tale ”equipe” è chiamata in primo luogo a favorire integrazioni interne tra i soggetti che ne fanno parte (ad esempio, tra i responsabili di alcuni centri e uffici di pastorale...) affinché possa proporre e sostenere la costruzione di integrazioni all'esterno ossia tra soggetti diversi operanti nei decanati e in altri luoghi di livello diocesano .


CONCLUSIONE

Questo progetto biennale è una proposta articolata, frutto di riflessione condivisa a più livelli e certamente dà un contributo positivo, anche se non ha la pretesa di essere risolutivo di tutti i problemi pastorali che la diocesi deve quotidianamente affrontare. Richiede quindi da subito di essere studiato in apposite riunioni pastorali nelle zone, dove i sacerdoti e gli operatori pastorali dei rispettivi decanati, aiutati dal centro diocesano, lo leggeranno con l'attenzione alla situazione locale. In quel contesto, anzitutto, potranno essere individuate le piste di attuazione concretamente possibili a fronte delle esigenze e delle risorse riscontrabili in quel determinato territorio.

Vale anche per la nostra situazione diocesana quanto si afferma ne “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”: La saggezza pastorale suggerirà gli opportuni adattamenti e i passaggi necessari per rendere praticabile (il progetto), tenendo conto della storia passata e delle possibilità del presente. Il discernimento richiede generosità apostolica e intelligenza pastorale, volontà di partecipare a un processo che ci vede tutti insieme impegnati e la prudenza di misurare ogni cosa sulle situazioni locali (n.5).

Ho fiducia che lo strumento qui presentato aiuti tutti a muoversi con profonda comunione di vita e di intenti nella direzione da me indicata nel Ppd: Ogni comunità decanale prenda in esame in maniera collegiale gli aspetti più significativi della propria realtà pastorale, e consideri la necessità di mettere in rete le parrocchie del territorio per meglio realizzare quei servizi pastorali che non sono alla portata delle singole comunità parrocchiali. Valutino quindi le proprie risorse e si cerchi insieme ciò che è possibile raggiungere (pg. 20).

La posta in gioco è grande. Ma è “il Cristo contemplato ed amatocce ci invita ancora una volta a metterci in cammino” . Il mandato missionario che ci viene consegnato “richiede lo stesso entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora: possiamo contare sulla forza dello stesso Spirito, che fu effuso a Pentecoste e ci spinge oggi a ripartire sorretti dalla speranza che non delude” (NMI, n. 58). Auguro a tutti un buon cammino, nel nome del Signore.

Trento, 26 giugno 2004 – Solennità di s. Vigilio

Luigi Bressan Arcivescovo



1 Spiritualità della comunione significa innanzi tutto sguardo del cuore portato sul misterp della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto.

Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell'unità profonda del Corpo mistico, dunque come “uno che mi appartiene”, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia.

Spiritualità di comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c'è nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un “dono per me”, oltre che per il fratello che lo ha interamente ricevuto.

Spiritualità di comunione è infine saper “fare spazio” al fratello, portando “ i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistivhr che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie … (NMI 43).

2 Intendiamo ridare valore e attrattiva ;al Giorno del Signore come momento di accoglienza dei doni di Dio e fonte di energia per un rinnovato servizio: in tal senso, la Domenica diventa un giorno di arrivo e di partenza per la vita e il servizio delle comunità. Il Giorno del Signore riceverà quindi alcuni esiti del lavoro pastorale indicato dalle proposte e dall'altro darà nuova linfa a tali proposte al fine della crescita delle comunità (Ppd, p. 17-18).

3 Probabilmente riscontrerete che molte famiglie sono raggiunte da alcuni interventi e servizi pastorali: questi ultimi possono sia mantenere le famiglie come meri usufruitori di proposte oppure promuoverne progressive capacità e responsabilità. Per questo, nel paragrafo successivo saranno indicati alcuni servizi e interventi pastorali rispetto ai quali esercitare tale discernimento: in altri termini, si tratta di capire di volta in volta in che senso tale servizio o tale intervento pastorale sta promovendo la famiglia come soggetto di evangelizzazione e di responsabilità, in che senso la aiuta ad attribuire significato alle difficoltà che sta vivendo.

PARROCCHIA di MOLINA DI FIEMME